Una coppia #Classicway

È bastato uno sguardo per intendersi: sì, c’è ancora spazio per una nuova vita…

Giovanni continua a controllare la superficie del letto. La biancheria, l’abbigliamento leggero da mare. Poco Altro. Laura è ancora in accappatoio. Tra un po’ si vestirà indossando un paio di bermuda di cotone bianco, leggeri ed una canottiera rossa. È la prima estate, da 18 anni, che partiranno per la casa al mare senza Mattia e Lisa ed anche se entrambi fanno finta di nulla, dentro di loro c’è una sensazione strana che non riescono o forse non vogliono, decifrare. Curioso per un’avvocata ed uno psicologo, che le emozioni degli altri sono abituati a riconoscerle e a decifrarle. Probabilmente sanno benissimo che quello che stanno sentendo è un misto di insicurezza, apprensione e paura. I due fratelli sono andati a Londra, una vacanza studio con altri amici per imparare l’inglese, inseriti in una tra le più serie e conosciute organizzazioni in questo settore. Giovanni prova a razionalizzare e a ricordare quando anche lui, da giovane laureato era andato a Parigi per il francese. Sa benissimo che è più rischioso percorrere 10 km della statale Adriatica che usare la metropolitana Londinese ma la preoccupazione rimane lì, a fare da sfondo.

La mattina era sceso in garage ed era rimasto a guardare con malinconia la canoa a due posti che quest’anno non avrebbe portato con se, in quanto solo Mattia condivideva questa passione con lui e lo stesso quando, risalendo in casa, notò l’attrezzatura da sub appoggiata in un angolo. Laura invece stava pensando al fatto che Lisa non avrebbe più condiviso con lei le letture pomeridiane e le sarebbe mancato lo scambio di opinioni sui libri che stavano leggendo. Ad entrambi sarebbero mancate le cene sotto la pergola, circondati da candele alla citronella, mentre da lontano si vedevano le luci delle boe che indicavano le strade del mare. Il silenzio stesso era per loro una novità difficile da gestire, non era mai successo che la preparazione delle vacanze fosse stata così tranquilla.

“Scusa” disse Giovanni urtando involontariamente Laura mentre cercava di uscire dalla camera.

“Non importa, fa niente” rispose lei, mentre faceva scorrere le ante del grande armadio che dominava la stanza. A Laura piaceva fermarsi a guardare i propri vestiti per scegliere cosa mettere. Le piaceva l’ordine di quelle mensole e quei cassetti. La rilassava.

“Cosa c’è Laura? È da un po’ che non parli”

“Nemmeno tu Giovanni, potrei chiederti la stessa cosa”

“Non so, forse mi mancano i ragazzi…”

“Ti mancano?”

“Forse mancare non è corretto, forse non ero pronto alla loro assenza ed ora sono un po’ spiazzato”

“Già…”

Si limitò a dire lei sedendosi sul letto, tenendo in mano un cappello bianco dalla grande falda che era solita portare al mare. Lui si mise al suo fianco ed alzò i talloni sul bordo del letto imbottito, arrivando con le ginocchia quasi al proprio mento. Le mise una mano attorno al collo e rimase un po’ così, in silenzio. Dopo un po’, lei iniziò a sorridere e lui percepì quel seppur lieve movimento e non poté fare a meno di chiederle perché ora fosse contenta.

“Ricordi lo scorso anno, quando, sotto il porticato al mare, eravamo soli e mi tenevi la mano? Ad un certo punto sono arrivati gli amici di Mattia e Lisa ed entrambi ci siamo staccati di colpo, imbarazzati.”

“Si, si..ricordo bene” rispose iniziando anche lui a sorridere.

“Stavo pensando a quel momento.

Quest’anno invece potrai tenermi la mano tutto il tempo che vorrai.

Resteremo in casa, quando fa troppo caldo, io leggerò seduta sul divano bianco, mentre tu riposerai con la testa sulle mie gambe.

Non ci sarà la Tv di Mattia o le amiche di Lisa.

Non ci saranno i pranzi senza fine.

Ci mancheranno i ragazzi ma potremmo ritrovare noi…”

Lui non rispose nulla, la guardò voltando la testa parallela al pavimento, sorrise ancor più di quello che stava facendo ed iniziò a ricordare l’inizio di una famosa poesia di Kahlil Gibran, letta anni prima in un libro regalato proprio dai figli:

“I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.

Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.

Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono…”

Pensando a quei versi, si alzò prese Laura tra le braccia e si strinsero, come da tempo, non capitava loro di fare. Capirono, sentirono, che negli spazi lasciati liberi dai figli, avrebbero ritrovato se stessi come coppia, come amanti, complici.