I Russo, famiglia #Modernshabby

Indovina chi viene a pranzo…

Domenico è rimasto solo. Il resto della famiglia è andato all’aeroporto di Fiumicino. Dovrebbero essere di ritorno a momenti. C’è ancora qualche istante di tranquillità da godersi in santa pace. Il silenzio e il profumo del glicine. Domenico è in piedi, sotto al pergolato. Con malcelato orgoglio osserva la tavola imbandita, la vecchia tovaglia delle grandi abbuffate famigliari, quella a quadrettoni. Qualche grossa macchia di vino affiora qua e là tra i quadri, incurante delle centinaia di lavaggi. Poche storie, la tovaglia è fatta per coprire il tavolo e il tavolo è fatto per mangiare! E oggi il mangiare è uno spettacolo: un menu a base di pesce attende di essere ultimato in cucina, dentro al casolare. Qui sul tavolo ci sono già le fiasche di vino. E ci sono gli antipasti, le tielle ripiene di cozze, baccalà, zucchine e cipolle. Ma soprattutto ci sono loro, le regine di ogni pranzo, cena o spuntino che si rispetti, le Olive di Gaeta. La specialità locale che ha segnato la vita di Domenico. Iniziò suo nonno Peppino negli anni ‘60, continuò il padre Gaetano e ora tocca lui. Per la gente del paese Domenico è l’Olivaro. Le olive le coltiva e le vende. Ma soprattutto le mangia. Ne morde un paio alla volta mentre dà un’ultima controllata al tavolo, i coperti seguono uno schema consolidato: ecco il posto di Maria, la moglie, poi Francesco e Adele i due piccolini, Filippo che va alle medie. E’ una grande famiglia. Con Lucia, la figlia più grande, sono in sei. Lucia, la sua ragazza prediletta e la grande festeggiata del giorno. Ritorna oggi dall’Inghilterra dopo tre mesi di corso di lingua. Per Domenico è stata dura lasciarla andare, la ragazza ha diciassette anni e di questi tempi… Beh, ha pensato, di questi tempi, se non li lasci andare, se ne vanno da soli. Domenico è innamorato della sua terra, delle tradizioni, ma non è uno chiuso di mentalità. Come gli piace spesso ricordare, ridendo, come Totò, lui è un uomo di mondo, ha fatto il militare a Cuneo. L’Inghilterra è un po’ più su, oltre le Alpi, oltre le vigne buone, non ci sono uliveti da quelle parti. Morde un’altra oliva mentre guarda il posto di Lucia. Sei coperti, più uno. Lucia ha annunciato che sarebbe arrivata in compagnia di un amico. Il nuovo fidanzato. Il primo. Una novità non da poco. Certo, sono solo ragazzi, bisogna essere aperti, ma anche essere fessi non va bene. E quindi vediamolo sto ragazzo. Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più, come nella canzone. Al misterioso ospite è stato assegnato a capotavola quello che era il posto di nonno Peppino, di solito vacante, l’ha deciso Maria e Domenico non ci ha messo becco. Però gli fa un effetto strano, soprattutto perché dell’ospite non si sa ancora nulla, a parte il nome, Jonathan. Lucia vuole che sia una sorpresa. Domenico spera che sia una sorpresa buona. E non ha chiesto oltre. Se lo immagina biondo come quel calciatore che sembra una foto di quelle che trovi dal barbiere, quel Beckham o magari è nero come quell’attore del film “Indovina chi viene a cena”. Era una bella commedia. Domenico se la ricorda ancora. Una ragazza bianca portava a cena dai genitori il fidanzato di colore. E c’era sorpresa, erano altri tempi quelli. E altri paesi. America. Domenico pensa che qui da noi neri, bianchi e rossi sono tutti benvenuti, basta che siano buoni. Come il vino. Forse questo Jonathan è un verduzzo. Mangia un’altra oliva e ride. I ragazzi hanno agghindato a festa il pergolato con delle bandiere dell’Italia e dell’Inghilterra. Domenico si vergogna ad ammetterlo, ma è un po’ nervoso, sono solo ragazzi, ma ci tiene a fare bella figura, soprattutto davanti alla figlia. Vuole farle vedere che, anche se non ha mai attraversato le Alpi, non è quel paisà che in modo scherzoso lei lo accusa di essere. Per questo, si è preparato una sorpresa, di nascosto, due ore chiuso nello studiolo, dizionario alla mano. Ora ha un foglietto in tasca con i fondamenti per un dare a Jonathan un uelcom, in perfetta lingua inglisc. Sarà una conversazione molto internescional. Domenico è pronto. Al momento opportuno, darà sfoggio delle sue inaspettate capacità. E quel momento sta per arrivare. Il furgone della famiglia, il vecchio Wolkswagen Transporter, che di solito usano per la consegna delle olive, entra in cortile. E’ stipato all’inverosimile, ma di persone. E di vita. Per primi scendono i ragazzi, schiamazzanti. Quindi, Maria, la moglie, con un sorriso a quaranta denti, un ghigno che è quasi una risata.

Domenico le chiede: “Va tutto bene?”

E lei risponde: “Ah, ah ah, veri gud, benissimo!”

La moglie è una donna ironica, sempre pronta a prenderlo in giro, e oggi sembra avere un motivo in più, vorrebbe sapere quale, ma non c’è tempo per parlare.

Ecco Lucia, è bella, felice e bene in carne. Alla fine non ha fatto la fame lassù.

A un energico abbraccio segue un: “Ma allora?!!”. Ma la domanda rimane sospesa nel vuoto. Perché Domenico sta pensando a lui, allo straniero, de streinger.

E' Lucia a rompere gli indugi: “Papà, lui è Jonathan”. Dietro alla figlia spunta un ragazzo alto, magro e pel di carota come un Pippi Calzelunghe.

Domenico gli stringe la mano con insolita forza: “Hallo John, mai name is Domenic, ma tu puoi col me Mimmo”.

Lucia reagisce imbarazzata allo sfoggio linguistico del padre: “Ma papa!!!”

Ma Domenico insiste: “Eh, mi sono preparato una frase”

Lucia ritenta inutilmente: “No, papà, aspetta!!”

Domenico non vuole sentire ragioni: “Zitti tutti, adesso parlo io. Ai spik!!”

Lucia: “Mioddio, oh my God!…”

Domenico: “Hallo Gionatan, Ai em… em…”. Come un disco incantato, ha un momento di smarrimento, quindi con visibile imbarazzo, estrae dalla tasca un foglietto: “Mi sono preparato, ai hev appunt! Ai em veri eppi ov mit iu. Dis is mai famili. En dis is mai dotar.” Lucia accenna un cenno di protesta, ma Domenico continua imperterrito: “if iu lov de dotar, iu lov de famili. Uelcom tu Gaeta”

Tutti si voltano verso Jonathan, sorride imbarazzato: “Grazie, signor Domenico, è un benvenuto bellissimo. E mi sento già a casa, anche perché, io e Lucia ci siamo conosciuti a Londra, ma io… sono di Frascati…”.

Tutti scoppiano a ridere, Maria abbraccia bonariamente il marito.

Domenico: “Eh, cosa? Fra…scati, qui in provincia di Roma…”

Lucia: “No, papà, Frascati in provincia di Manchester!”

E subito un altro scroscio di risate. Domenico cerca di superare l’imbarazzo: “Eh eh, eee ma dirlo prima no? Beh, allora sei dei nostri, eh, forza Roma!”

Jonathan scambia una veloce occhiata con Lucia quindi risponde: “Sorry, sempre mitica Lazio”

Domenico, alla seconda gaffe consecutiva, non si scoraggia, è un osso duro, come quelli delle sue olive: “Vieni qua ragazzo, beviamoci un bicchiere. Rosso o bianco? Red, uait?”

Prendendolo per un braccio se lo porta via verso il tavolo, Lucia in lontananza carpisce delle battute del padre: “Facciamoci due olive! Come si dice in inglese?”. Lo vede estrarre dalla tasca i suoi appunti: “Aspetta ce l’ho qui…” Jonathan rintuzza: “Ma non serve, non importa”. Ma Domenico insiste: “Aspetta, Olive, O’ Live! Oh, laiv!”. Come ogni pranzo, come ogni cosa, si comincia con le olive. Ed è solo l’inizio.