Amici #Easylife

QUATTRO AMICI “IN AFFITTO”… UNA NUOVA FORMA DI CONVIVENZA INCENTRATA SULL’AMICIZIA ED IL RISPETTO RECIPROCO.

“Secondo me ci servirebbe una nuova libreria”.

“Dici Enzo? Però una soluzione potrebbe essere anche che tu smettessi di comprare praticamente un libro al giorno…”.

“Caro cugino, dillo a Roberto che, cito – Non potevo lasciare la mia collezione di Dylan Dog a Locorotondo - Così adesso abbiamo 347 numeri qui, per non parlare degli speciali e delle ristampe a colori…”

“Io però ho portato solo quelli!”

“Non proprio” fu il turno di Marco “ci sono anche le guide turistiche fuori catalogo che ti sei portato a casa dall’agenzia”.

“Beh, quante saranno? 15…20 al massimo”.

“38”, rispose Enzo che, tra i quattro, era quello più attento ai numeri e gestiva infatti tutte le spese dell’appartamento in Via Vigevano, vicino alla stazione di Porta Genova. Era anche il più anziano ed era stato il primo ad arrivare a Milano da studente, poi “pentito” di Economia e Commercio. Antonio, suo cugino lo aveva seguito appena finita l’università per lavorare negli uffici di un grande tour operator e aveva finito per portare con sé anche Roberto, pugliese, conosciuto alla “Orientale” di Napoli. Per ultimo era arrivato Marco, il più giovane, soprannominato “il fantasma” per scherzare sul suo essere molisano. Aveva risposto ad un annuncio che diceva “Siamo in tre ma l’appartamento è per quattro. Vedi tu”, ed ora era lì, anche lui, studente iscritto al corso di laurea in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee, con in tasca il sogno di lavorare in qualche organizzazione non governativa in giro per il mondo.

“Lunga almeno due metri e cinquanta”, disse Enzo, che oramai aveva deciso l’acquisto.

“Ma visto che non abbiamo una parete libera, dove avevi pensato di metterla?” Chiese Antonio.

“Beh, in sala si potrebbero togliere i due quadri sulla parete opposta alla finestra e poi…”

“Scusa? Togliere i manifesti? Togliere il MIO manifesto originale anni ‘70 di Barry Lyndon? Non sai che su questa casa c’è una maledizione per cui se lo togli nessuna ragazza ti dirà più sì per almeno dieci anni?”

Antonio non era un esperto di cinema ma guai a toccargli Barry Lyndon, un film che aveva visto decine e decine di volte e che costringeva a vedere anche agli altri almeno tre volte l’anno.

“Potremmo spostarlo, metterlo in corridoio. Mica ho detto di metterlo in strada!”

“Mettiamo in corridoio anche il disegno originale di Roi? Quello che per acquistarlo ho rinunciato a venire a Londra con voi lo scorso inverno? Beh no, in corridoio non ci va. I Dylan Dog sono in sala e lì rimane anche lui”.

Corrado Roi era uno dei disegnatori dell’indagatore dell’incubo, quello più evocativo ed era inoltre il preferito di Roberto e davvero aveva rinunciato ad andare a Londra per acquistare quella china originale. Marco non aveva detto nulla ma lui era il più giovane e non si era portato praticamente nulla da casa, solo qualche libro, tra cui “Quattro Amici” di Trueba, il suo romanzo preferito e che gli era sembrato perfetto per la situazione che avrebbe trovato. Aveva anche insistito per appendere all’ingresso una citazione del libro: “L’amicizia è una presenza che non ti evita di sentirti solo, ma rende il viaggio più leggero”. Agli altri sembrava un po’ da Libro Cuore ma non potevano sempre dire di no solo perché era il più piccolo e l’ultimo arrivato. Ad un certo punto Enzo, come succedeva sempre durante tutte le discussioni che riguardavano l’acquisto di mobili o la loro disposizione, si alzò e prese il metro, tirandolo fuori dal classico cassetto della cucina dove c’è sempre di tutto, dal biglietto dell’ATM di due anni fa, alle viti avanzate dall’ultimo montaggio, fino alle batterie che sono lì perché, prima o poi, le porteremo dove le riciclano.

“Metro-time!” urlò Antonio.

“Metro-time!” fecero eco gli altri due.

“Stupidi”, disse Enzo ridendo mentre misurava i due quadri da spostare e la parete dove aveva deciso, comunque di mettere la libreria. Dopo un po’ sentenziò: “Allora, il Barry Lyndon lo mettiamo sulla parete di fronte rispetto a quella dov’è ora; ho visto che spostando un po’ la locandina del concerto dei Prodigy ci sta. Il disegno di Roi, invece, lo mettiamo di fianco alla nuova libreria che faremo un po’ più corta. Può andare così?” Gli altri si guardarono e alzarono le spalle in segno di accettazione. Sembrava tutto sistemato ma poi Marco fece la domanda sbagliata.

“Di che colore la prendiamo?”

Appena finita la frase Antonio fece cadere la testa sul tavolo appoggiando la fronte e restando immobile mentre Roberto si batteva l’avambraccio sinistro col dito indice e medio della mano destra uniti. L’ultima volta che avevano discusso di un colore in quell’appartamento, era stato per la cucina ed Enzo, che lavorava in un negozio di arredamento, aveva portato a casa un campionario con cinquanta colori per le antine, dieci per la struttura e venti varianti per il piano di lavoro. Subito gli altri tre avevano detto che avrebbero accettato senza problemi le sue scelte ma Enzo rispose che il colore era troppo importante per l’armonia del vivere e che era una decisione, quindi, che andava presa tutti assieme e la spiegazione dei vari colori e materiali durò dal sabato mattina fino alla domenica sera quando, comunque, venne scelto quello che aveva deciso lui. Stavolta però, Enzo li sorprese tutti dicendo “Mah, non è poi così importante il colore, tanto poi la struttura scomparirà una volta messi i libri. Resteranno visibili solamente i bordi frontali che pensavo di fare molto sottili. Voi che dite?”

Scese il gelo, gli altri tre iniziarono a guardarsi annuendo in modo quasi impercettibile per il timore di rispondere nel modo sbagliato e dare all’arredatore di casa lo spunto per l’ennesima lezione sul design contemporaneo. Marco, nel tentativo di recuperare la situazione creata dopo la domanda “sbagliata”, rispose invece convinto:

“Perfetto, scegli tu un colore allora che a noi va bene. Bene, per cena che facciamo? Chiamo il cinese? L’indiano? Io avevo…”

Arrivò, temuta, la precisazione di Enzo:

“Però il materiale è imporante, dovremmo scegliere quello almeno. Ho giusto qui due cartelle di un’azienda che abbiamo appena preso in negozio”

Si alzò e prese dalla sua tracolla di lavoro due contentitori sottili con diversi campioni e li mise sul tavolo:

“Ecco, sono 35 materiali diversi, io partirei da questi derivati dal legno…”

Gli altri tre oramai lo fissano con uno sguardo misto tra rassegnazione e dolore e già si vedevano prigionieri di quell’appartamento per i prossimi due giorni.

“…mentre questi sono a base metallica…”

Dopo cinque minuti e due altre serie di varianti smise di parlare, alzò gli occhi e iniziò a ridere. Gli altri si guardarono senza capire cosa stesse accadendo fino a quando il “capo” dell’appartamento riprese a parlare:

“…dai, sto scherzando, non intendo fare come quella volta della cucina. Scelgo io ma se devo scegliere questo, scelgo anche cosa mangiare stasera. Chiama pure l’indiano che…”

Antonio, Marco e Roberto non lo fecero nemmeno finire. Si alzarono di scatto e saltarono addosso ad Enzo, buttandolo sul divano per seppellirlo sotto una serie infinita di amichevoli pugni e schiaffi. Il modo con cui finiviano più o meno, quasi tutte le discussioni di quella casa.